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La rivoluzione corre in macchina! la storia di UBER

La rivoluzione corre in macchina! la storia di UBER

Come quasi sempre succede un’idea imprenditoriale che ha successo va a colmare un bisogno. Nel caso di UBER, il bisogno è abbastanza chiaro, la necessità di spostarsi con efficienza e a prezzi ragionevoli.

L’idea di Uber

La storia di questa Starup nasce per caso, in una fredda serata dell’inverno del 2008. Due amici americani, all’uscita da una conferenza svoltasi a Parigi, si trovano ad avere bisogno di un taxi e ad attendere a lungo senza trovarne di disponibili.

E’ in questo modo che Travis Kalanick (già fondatore di Red Swoosh e Scour.com) e Garrett Camp (già fondatore di Stumble Upon) iniziano a pensare a quanto sarebbe comodo poter avere un’app fatta apposta per rispondere alle necessità di chi ha bisogno di un mezzo per spostarsi comodamente in città, ma non ha a disposizione un’auto.

Rientrati in patria elaborano e sviluppano un sistema che permetta loro di avere disposizione auto di classe con autista per gli spostamenti e le necessità loro e dei loro amici più stretti. Cominciano contattando le società di noleggio veicoli con conducente, le quali, dato il periodo di crisi che stavano vivendo si dimostrano interessate.

Il lancio della società

Nel 2009 fondano le società e l’anno seguente lanciano sul mercato la piattaforma. Nasce cosi ufficialmente “Uber” la startup che ha stravolto il modo di spostarsi in automobile e ha dato vita ad una nuova categoria di “lavoratori non dipendenti”.

I due soci danno un codice personale ad ognuno dei loro amici per poter utilizzare il servizio, ma qui inizia la sorpresa, in brevissimo tempo infatti si trovano a dover gestire sempre più richieste di codici.

Si mettono a rielaborare il tutto, e progettano un metodo per controllare i tragitti ed i percorsi. E’ a questo punto che si rendono effettivamente conto di quanto che la loro idea potrebbe essere sfruttata non solo da “pochi intimi”, ma anche a livello di business.

L’App Store e la diffusione

Ma non ci sarebbe alcun successo senza un sistema per distribuire l’app, e in questo senso è fondamentale (come lo è stato per altre startup in quegli anni, come WhatsApp, oppure il gioco Angry Birds, tanto per fare dei nomi) La nascita, nel 2008 dell’App Store di Apple, immaginato da Steve Jobs e dal venture capital John Doerr durante una passeggiata a Palo Alto,

Il negozio di applicazioni, poi ricalcato anche dai dispositivi Android, ha trasformato completamente il modello dello sviluppo del software. “Tutto quello di cui un programmatore aveva bisogno”, come disse l’autore e giornalista del New York Times Mike Isaac: «era un’idea e dimestichezza con il linguaggio di programmazione. Chiunque poteva costruire e distribuire le sue app e proporle in vendita simultaneamente a milioni di persone»

Prenoti e paghi con un click

Ecco allora la nascita di un’applicazione che ti permette di prenotare e pagare con un click una berlina con conducente.

Il gioco è semplice, basta collegarsi all’App, iscriversi inserendo i propri dati personali e i dettagli del pagamento, e potrai prenotare un’auto in ogni momento: quella più vicina passerà a prenderti prima possibile e pagherai direttamente con la tua carta di credito!

Da San Francisco viene introdotta anche in altre metropoli e oggi è presente in oltre 600 città in più di 80 stati. Nel 2010 arrivano i primi finanziamenti milionari necessari per far crescere la società, ma anche i primi problemi: Bastano infatti pochi mesi di attività, per ricevere le prime proteste da parte di tutte quelle categorie che sostengono che Uber rubi loro il lavoro.

Le proteste dei taxisti

Travis e Garrett fanno i dovuti controlli e hanno il benestare degli avvocati: è tutto in regola e Uber prosegue la sua rapida scalata verso il successo.

Ai suoi esordi, infatti, l’unico servizio che faceva concorrenza a Uber era quello dei Taxi tradizionali. In questa partita, Uber ha avuto vittoria facile grazie alla competitività dei suoi prezzi.

Già nel 2017, il numero delle corse effettuate con Uber nella città di New York è stato circa il doppio di quello relativo alle corse in taxi.

Uber in Italia

Uber arriva in Italia nel 2013, inizialmente a Milano e a Roma. Subito, scoppia una polemica. I tassisti iniziano a lamentarsi dell’ingiusta concorrenza da parte di guidatori Uber. Il tribunale dà ragione ai tassisti e chiude l’applicazione uberPOP.

A settembre, però, l’azienda ci riprova e apre UberBlack a Firenze, ma ecco che le aziende dei Taxi denunciano e parte un procedimento di concorrenza sleale, che, dopo molti affanni, si concluderà a Maggio del 2017, con la vittoria di Uber.
Adesso può continuare a operare col servizio Uberblack.

Come funziona

Gli autisti non sono obbligati a dare la loro diponibilità h24/7, ma possono collegarsi nei momenti “morti” del loro lavoro, possono mettere a disposizione loro stessi e le loro auto e diventare autisti Uber in base al loro tempo libero avendo un guadagno effettivo settimanale determinato da quantità e durata delle corse effettuate.

Gli utenti che invece han bisogno di spostarsi e quindi di utilizzare il servizio devono semplicemente scaricare l’app e iscriversi per avere la mappa delle auto disponibili più vicine alla loro posizione e dei relativi i tempi di attesa.

Arrivati a destinazione, effettuano il pagamento tramite carta di credito e attendono la ricevuta all’indirizzo di posta elettronica. Una parte del prezzo va ad Uber, mentre il resto rimane all’autista

Uber oggi

Oggi l’app di Uber e il relativo servizio è disponibile in 65 paesi nel mondo e in più di 600 città: anche se gli Stati Uniti rimangono il mercato principale per questa piattaforma, Uber sta diventando un servizio globale. Il secondo maggiore mercato è il Brasile, mentre per quanto riguarda l’Europa, Londra è la capitale in cui si contano più utenti.

In tutto il mondo, gli autisti che lavorano grazie alla piattaforma sono quasi 4 milioni e completano 14 milioni di corse al giorno, ed il valore della startup è stimato intorno ai 50 miliardi di dollari

Ma Uber ha dato il via a una rivoluzione che ha interessato diversi settori, soprattutto nel campo dei trasporti. In molte città, anche italiane, infatti, sono oggi attivi servizi di bike sharing, sharing di monopattini elettrici, e altro, tutti ideati e realizzati sulla scia di Uber.

Uber ha speso miliardi nello sviluppo di macchine autonome, grazie anche a Partner come Toyota e Volvo che danno alla società le macchine per i loro esperimenti. Ma la società si è espansa nel campo delle consegne a domicilio con Uber Eats e Uber Freight, e a Dubai puoi prenotare addirittura un elicottero

I concorrenti

Nel corso degli anni sono nate altre piattaforme che lavorano in maniera simile a Uber. Lyft è oggi una delle alternative più conosciute, ma anche in questo caso i numeri di Lyft non possono competere con quelli della piattaforma originale

Il nome Uber

Uber inizialmente si chiamava UberCab (dove cab sta per taxi). Il nome originale evidenzia l’uso del germanismo über (“sopra”), entrato in inglese da Übermensch, il superuomo teorizzato da Nietzsche.

Negli anni ‘80 il termine über o uber viene introdotto nell’inglese informale con lo stesso significato di super, ad es. uber-modern, ubercool, o per descrivere qualcuno o qualcosa che è al massimo livello nella propria categoria, ad es. ubermodel, ubergeek, ecc.. Il nome era perfetto il concetto di “super taxi” rappresentava alla grande l’idea dei creatori dell’azienda.

Il fenomeno Uber ha influito cosi tanto sulla società, tanto che associato al suo successo, è stato coniato il termine “uberizzazione”, per descrivere “il sistema che mette direttamente in relazione un cliente e un fornitore di servizi attraverso un’applicazione o un’altra piattaforma. Aspetto che continua a generare anche parecchie polemiche, e in molti si sono spinti a definirlo un ritorno all’Ottocento, in quanto a protezioni sociali.

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