Lo squattrinato che ha inventato WhatsApp

Lo squattrinato che ha inventato WhatsApp

Il creatore di Whatsapp, l’ucraino Jan Koum, oggi è tra i quarantenni più ricchi del mondo, ma la sua storia è davvero incredibile. Tutto ebbe inizio a Kiev, in un liceo senza riscaldamento, dove le temperature in inverno arrivano anche a -20 gradi, e si doveva fare la fila per andare in un bagno esterno sul cortile, l’unico della sua scuola. A casa le cose non andavano meglio, mancava l’acqua corrente ed il telefono non lo usava nessuno perché tutto era controllato dalle autorità.

La svolta

La svolta per lui arrivò quando, a 16 anni, sua madre decide di scappare dal comunismo e andare in America portandolo con sé. Suo padre invece, costruttore edile, decise di rimanere in patria e non li raggiungerà mai. Le cose in America non sono facili, i soldi scarseggiano, la mamma per mantenerli, fa la babysitter, mentre Koum lucida il pavimento di un negozio della Silicon Valley. Vivono in un piccolo appartamento a Mountain View con due stanze e grazie anche ai buoni alimentari vanno vanno a ritirare presso l’ufficio dei servizi sociali di Nort County. Nel frattempo però Jan continua a frequentare la scuola, e anche se i suoi risultati non sono brillanti, riesce ad ottenere il diploma.

Jan Koum

In compenso si avvicina da autodidatta ai manuali di informatica ed impara a programmare. Compra i libri, li legge e poi li rivende ed utilizza i soldi reinvestendoli in altre letture. Su insistenza della madre, si iscrisse all’università e frequentò la San Jose State University. Nel frattempo trovò un buon impiego alla Ernst & Young, come collaudatore delle misure di sicurezza, ma quel lavoro non lo entusiasma ed inoltre ha una certa predisposizione per i guai, che lo porta fino al punto in cui una sua ex lo denuncia ed egli subisce un’ordinanza restrittiva. «Non riuscivo a pensare, ero sconvolto dalla rottura. Mi vergogno per quello che ho fatto» dichiarò più tardi in un intervista a Bloomberg.

L’ingresso in Yahoo!

In questo periodo turbolento incontra Brian Acton, un ragazzo con solo qualche anno in più di lui (è del 1972), ed una carriera ben avviata in Yahoo!. Sono due personaggi diretti, che amano dirsi le cose in faccia e tra loro nasce un intesa. Brian, pensa che Jan sia un talento e caldeggia la sua assunzione nella multinazionale. A 21 anni Jan Koum entra in Yahoo! e diventa collega di Brian anche se solo part-time, perché deve completare gli studi. Forbes racconta che un giorno vi fu un problema sui server di Yahoo!. Il suo responsabile, David Filo (creatore di Yahoo! insieme a Jerry Yang) lo chiamò, mentre lui era a lezione: “Dove cazzo sei?” gli chiede David e lui timidamente “sono a lezione”.  E ancora David, perentorio: “Porta il tuo culo qui”.  Episodio che significò immediatamente che l’università era finita.

Rimase in Yahoo! per nove anni, salendo di carriera fino a diventare manager delle infrastrutture. Poi, insieme all’amico Brian, decise di mollare tutto:  «Avere a che fare con la pubblicità ci deprimeva. Così non si rende migliore la vita della gente. Eravamo emotivamente svuotati» ricorda, sempre a Forbes. Per ritrovare le energie decidono di fare un viaggio in Sud America. Al ritorno fanno domande per lavorare a Facebook, ma vengono scartati. Altra ironia della sorte

L’idea dell’App

Nel frattempo, i 400 mila dollari che aveva messo da parte, si sono quasi esauriti. Non è mai stato bravo a gestire i soldi e non ha problemi ad ammetterlo. Ha bisogno di rimettersi in pista, cosi decide di Comprare un iPhone, l’app store era stato lanciato solo qualche mese prima e capisce che il mercato delle applicazioni avrebbe rappresentato il futuro. A casa di Alex Fishman, un amico russo, dà vita a quello che poi sarebbe stato Whatsapp: l’idea originale era quella di modificare la rubrica del telefono per potervi inserire gli status: “sono in palestra”, “sono a lavoro” ecc..

Ecco l’idea giusta nel momento giusto, Apple avrebbe di lì a poco inserito le notifiche “push” (nel 2009), così che quando una persona cambia uno status, tutta la rubrica lo avrebbe saputo. 

Il dettaglio che fece la differenza

Questo è il dettaglio che fa la differenza, gli utenti iniziano ad usare l’app per chiedersi cose, farsi domande, darsi appuntamenti. Jan stava controllando i cambiamenti degli status sul suo Mac Mini nella sua casa a Santa Clara. Quando a un certo punto gli venne l’illuminazione: aveva creato involontariamente un servizio di instant messaging. E’cosciente di aver creato qualcosa di grosso, e anche i numeri (250mila download dell’applicazione) gli danno ragione. Chiama Brian, che capisce subito il potenziale e sfrutta la sua rete per trovare soldi: i primi 250 mila dollari arrivano da ex colleghi di Yahoo!. Poi arrivano i finanziamenti che contano, quelli di Sequoia Capital, prima 8 milioni, e poi altri step, in totale 58 milioni di dollari.

La vendita

Mark Zuckerberg, non esita a mostrargli il suo interesse per l’applicazione, e dopo qualche incontro fugace e qualche caffè, nel 2014 lo invita ad una cena, nella quale scopre le carte mettendo sul piatto l’offerta di 20 miliardi di dollari.

Mark Zuckerberg

Koum è indeciso sul da farsi, ha paura delle reazioni degli utenti. Lui, l’idealista, che non ha mai voluto inserire pubblicità della sua app, che improvvisamente decide di “vendersi”. Ma alla fine l’offerta è troppo allettante, ne parla con Brian, e decidono di ricontattare Zuck. è il 14 febbraio del 2014, il giorno di San Valentino quando decide di dire “sì” all’offerta del patron di Facebook. La notte prima di firmare il contratto, mentre sta tornando a casa alle 2:30, buca una gomma dell’auto e rischia di morire, è salvo per miracolo.

Il contratto miliardario con Facebook, Koum lo firma davanti a un edificio bianco che ora in disuso: è l’ex ufficio dei servizi sociali, quello dove lui e sua madre ritiravano i buoni pasto.

Secondo Forbes, Koum detiene ancora il 45% delle azioni di Whatsapp. E, in quanto tale ha anche un posto nel CdA di Facebook. Lo scorso anno Koum ha venduto più di 274 milioni di azioni del social in diversi affari, il 4% del totale delle sue azioni Facebook che ammontano a 7 miliardi, come spiega Recode.

Tra l’altro acquisendo l’app, Facebook si è assunta anche una certa dose di problemi, non ultima, la rivalità interna col cugino, Messenger, che è in grande crescita.

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