Daniele Bottoni Comotti

Consulenze Informatiche

Netflix della cultura

Netflix della cultura e pessima comunicazione

Post un po’lungo, ma forse vale la pena di leggerlo…

Ieri sera, mi è capitato per caso, facendo zapping, di imbattermi nella trasmissione “Apettando le parole”, su Rai 3,nella quale il giornalista Gramellini aveva un ospite di eccezione, il ministro per i Beni Culturali Dario Franceschini

Guardo distrattamente, mentre sono al PC a scrivere un nuovo articolo per il sito della nostra neonata startup “Guestoodo”, ma le sue parole mi catturano.

“…In queste settimane di lockdown si è capita fino in fondo la potenzialità enorme del web per la diffusione dei contenuti culturali, c’è stato un esplodere di creatività, ed è proprio questa la base di partenza per sviluppare un progetto più strutturato”.

Interessate, penso, finalmente qualcuno forse sta pensando al digitale come una risorsa … L’intervista prosegue, e questa volta ha tutta la mia attenzione.

“…Le istituzioni museali si sono letteralmente riversate sull’online, dando seguito a innumerevoli iniziative, streaming e persino progetti di beneficenza, incalzati dal Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo che fin da subito ha dato il via a varie campagne social, a partire da #iorestoacasa”.

Tra i vari affondi uno mi colpisce particolarmente, quando dice che già oggi è possibile fare i tour virtuali di molti musei. Non mi sembra vero! mi precipito a guardare il sito!  e … amara sorpresa … il sito è irraggiungibile!

La mia indole da informatico comincia a fare dei sobbalzi di disapprovazione, ma decido che probabilmente è solo un caso, la “sfiga” ha voluto che il sito del “Ministero dei beni culturali” andasse giù proprio nel momento esatto in cui il ministro intervistato dal giornalista racconta la novità più rilevante di questo periodo.

Decido però di ignorare la mia indole, di dare al ministero il beneficio del dubbio, e decido di riprovare a guardare il sito dopo una mezz’oretta. Ok, ora il sito è nuovamente online, peccato che tutti coloro che hanno fatto come me, e hanno provato a visitarlo nel momento esatto dell’intervista, sono rimasti delusi.

Ma tranquilli, ora il sito è in piedi, è consultabile e raggiungibile … voglio davvero vedere sé è possibile fare il promesso tour virtuale nel patrimonio storico italiano.

Arrivo sul sito e… la prima schermata che vedo è questa!

Ma come, hanno appena detto che i musei sono visitabili On-line, e la prima indicazione che ho arrivando sul sito è che tutti i musei sono chiusi? Qualcosa non torna. E’ come se un ristorante dicesse a tutti che fa le consegne a domicilio, ma poi arrivi sul sito e c’è scritto “siamo chiusi”. (Qui anche la mia pur piccola esperienza nella comunicazione comincia a ribellarsi).

Supero anche questo secondo ostacolo, e provo ad esplorare il sito, ma non posso farlo dallo Smartphone perché purtroppo il sito non è responsive, cioè non è ottimizzato per la navigazione da dispositivi mobile.

E’ pazzesco, nel 2020, quando la maggior parte del traffico internet arriva proprio dai dispositivi come smartphone e tablet, un sito istituzionale, che pretende di lanciare un nuovissimo servizio in cui il la tecnologia del “digitale” dovrebbe essere la punta di diamante, è costruito solo per essere visitato dal Computer. E’ l’ennesimo colpo, e questa volta a morire è la mia anima da webmaster.

Ma io sono un tipo che non si da per vinto, (questa volta anche supportato dagli amici storici e colleghi in una chat di Telegram, tirati in ballo più che altro per la paura di essere sprofondato in un brutto incubo da cui volevo fortemente svegliarmi!)

Insieme cerchiamo di capire dove sia il servizio tanto decantato dal Ministro. Frughiamo tra le tante, decisamente troppe, notizie e sezioni del sito, ma in homepage non vi è nessun riferimento alla visita on-line dei musei… Cominciamo a perdere le speranze finché dopo cinque o sei minuti di affannose ricerche scopriamo l’arcano…

Il servizio effettivamente esiste: ma per trovarlo occorre s raggiungere la sezione “luoghi della cultura” e poi l’ulteriore sottocategoria  “viaggi virtuali”. Da li si accede ad una pagina … questa (forse bastava mettere un link nella homepage!)

Nella quale si ha accesso alla visita virtuale dei monumenti, grazie al servizio “Google Arts and Culture”, e in qualche altro caso invece, direttamente al sito https://www.italyart.it, nel quale sono mappate alcune importanti location del panorama italiano. Insomma, il servizio esiste, anche se la pagina non è nulla di più che, una raccolta di link ad una serie di location già mappate, ed effettivamente visitabili, ance se purtroppo viene  completamente ignorato il piccolo patrimonio museale che è di fatto sparso capillarmente su tutto il territorio italiano.

Dopo questa, un po’assurda esperienza, non riesco a non pormi alcune domande:

Come si può pensare, nel 2020 di avere un sito che non sia responsive?

Possibile che un ministro lanci in diretta su una rete nazionale un servizio e che tale servizio non solo non sia facilmente raggiungibile (bastava un semplice banner!), e che la prima indicazione che l’utente ha di fronte è invece un altro banner che di fatto dice il contrario di quello che viene annunciato?

Possibile che non si possa fare una comunicazione migliore di cosi?

Sempre nell’intervista il ministro Franceschini dice che il governo sta “ragionando sulla creazione di una piattaforma italiana che, … una sorta di Netflix della cultura, che può servire in questa fase di emergenza per offrire i contenuti culturali con un’altra modalità, ma sono convinto che l’offerta online continuerà anche dopo: per esempio, ci sarà chi vorrà seguire la prima della Scala in teatro e chi preferirà farlo, pagando, restando a casa”

Senza voler offendere qualcuno, temo fortemente che, se le premesse per il “Netflix della cultura” sono queste, temo davvero che la strada sia in salita… e che questa salita sia molto, molto ripida!

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