WI-Fi

Cosa è il Wi-fi? Ecco qualche accenno alla sua storia e al suo funzionamento

In poche parole il Wi-Fi è una tecnologia di trasmissione dati senza fili, cioè senza che l’apparato che stiamo utilizzando (ad esempio un PC, uno smartphone, o un tablet … ma anche una TV) sia collegata con un cavo alla periferica che riceve la connessione ad internet.

Sembra un po’paradossale, ma il primo esempio di WI-Fi, cioè di trasmissione di un segnale senza fili, qualcuno lo attribuisce al primo messaggio telegrafico inviato senza fili da Guglielmo Marconi nel 1896. E a ritenere valida questa affermazione non è un qualsiasi sconosciuto, ma addirittura la “Wireless History Foundation”, una fondazione nata propriamente per preservare e promuovere la storia dell’industria del wireless.

Un altro termine con cui spesso ci si riferisce alle reti senza filo è “Wi-Fi”. Anche questo vocabolo deriva dall’inglese, ed ha una sua storia alquanto bizzarra. La società che per prima aveva creato la tecnologia, gli aveva dato un nome assai poco orecchiabile “IEEE 802.11b Direct Sequence“, ma, rendendosi conto che commercialmente non avrebbe potuto funzionare, assunse dei consulenti esperti di marketing perché creassero un nome più accattivante. Nell’agosto del 1999, il prodotto venne messo in commercio con il nome “WI-FI” che è l’acronimo di Wireless Fidelity. Il termine fa un chiaro riferimento al settore dell’audio e precisamente all’ High Fidelity (Alta Fedeltà), il cui acronimo è HI-FI

Oggi, per Wi-Fi, si intende una tecnologia che permette a due o più dispositivi di scambiarsi dati senza fili, utilizzando onde radio. Questa sistema di comunicazione permette la condivisione non solo di file ma anche della connessione Internet.

Come è formata una rete Wi-Fi

Ogni rete può essere composta da uno o più punti d’accesso detti in inglese “access point” (o “hotspot”), che fungono da “sorgente” del segnale, alla quale possono accedere tutti quegli apparati che accedono alla rete.

Il segnale wireless di un singolo access point solitamente copre un’area tra i 50 ed i 100 metri (molto dipende dalla configurazione architettonica dell’area coperta), ma può essere esteso in diversi modi. Si può amplificare, ad esempio, attraverso il collegamento di apparati tramite cavo; oppure creando un “ponte” wireless, come per i cosiddetti “ripetitori Wi-Fi” che “catturano” il segnale di un hotspot e lo ritrasmettono a loro volta.

Nel caso in cui la rete sia protetta, l’utente dovrà inserire la password. Esistono tre differenti protocolli, che nel tempo si sono evoluti aumentando di volta in volta lo standard di sicurezza. Oggi il più sicuro è il WPA2 (conosciuto anche come IEEE802.11i), che permette di crittografare le chiavi di sicurezza con l’algoritmo AES (Advanced Encryption Standard) a 256 bit.

Oggi è molto facile trovare una connessione Wi-fi presso i comuni, i luoghi pubblici, gli hotel, e in alcuni locali. A seconda della tipologia di rete, occorre chiedere la password di accesso al gestore, oppure seguire una procedura per potersi autenticare.

Ma è anche possibile utilizzare il proprio smartphone o il proprio PC per condividere con altri apparati il traffico dati. Questo Articolo ad esempio è stato scritto e pubblicato utilizzando il mio computer connesso allo Smartphone in modalità Hotspot .

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