Criptovalute, cosa sono e come funzionano

Criptovalute, cosa sono e come funzionano

Il termine “criptovaluta”è ormai molto in voga, ma cosa sono?

É molto probabile che abbiate sentito parlare di Bitcoin (BTC), che è stata la prima criptovaluta, inventata nel 2009 dal fantomatico Satoshi Nakamoto. Fantomatico è la parola corretta per descrivere questo fantomatico personaggio, il nome è infatti uno pseudonimo e le teorie sulla sua vera identità sono numerose. Nessuno ad oggi sa con certezza se sia un uomo o una donna, oppure se si tratti di più persone. In giapponese "satoshi" significa "un pensiero chiaro, veloce e saggio". "Naka" può significare "medium", "dentro" o "relazione". "Moto" può significare "origine" o "fondamento". Ma non è certo se questi significati siano utili a ricondurre alla persona o al gruppo di persone che ha inventato il sistema. Il termine "Bitcoin" fa riferimento anche al software open source progettato per implementare il protocollo di comunicazione e la rete peer-to-peer che ne risulta. Insomma, l’origine del bitcoin, come sure il suo creatore sono avvolti un una fitta nebbia di mistero. Nel tempo si sono poi affiancate centinaia di altre valute, Ethereum, o Litecoin, Ripple, Bitcoin Cash, tanto per citarne alcune tra le più famose.

Cosa sono nella pratica le criptovalute?

Per provare a capire meglio, possiamo prendere come punto di riferimento proprio il Bitcoin, che oltre ad essere stata inventata per prima, rimane la criptovaluta più utilizzata e più largamente diffusa.
Le altre criptovalute funzionano in modo pressoché identico, anche se possono differire per alcuni aspetti, hanno scopi differenti.

Per criptovaluta si intende una moneta digitale decentralizzata, o distribuita. Il termine decentralizzato significa che è basata su un software che gira su migliaia di computer, che tengono traccia di tutte le transazioni.
Chiunque può diventare un nodo di questa rete utilizzando un computer atto allo scopo (occorrono determinate caratteristiche hardware per reggere il carico di lavoro), e può scaricare sul proprio computer tutte le transazioni avvenute dal 2009 ad oggi.
Nessuno stato e nessuna banca può chiudere il nostro conto, che possiamo utilizzare dovunque nel mondo. Nessuno può sapere se abbiamo un portafogli contenente questa o quella criptovaluta, a meno che noi non rendiamo pubbliche le nostre chiavi private. Come non si può sapere se qualcuno detiene delle criptovalute, men che meno possono essere rubate o sequestrate.

La blockchain

Uno degli aspetti che permette il funzionamento della criptovalute è il registro distribuito, o blockchain. La blockchain, letteralmente catena di blocchi, è come un registro contabile su cui vengono annotate tutte le transazioni che avvengono da un utente all’altro.
Il registro è uguale su tutte le migliaia di computer che compongono la rete, ed ogni blocco è una pagina di questo registro: se andiamo sul sito blockchain.info, possiamo vedere gli ultimi blocchi completati, aprirne uno, e vedere tutte le transazioni che sono avvenute. I computer che compongono la rete competono per “firmare” un blocco, che così sarà uguale per tutti, ed il computer vincitore di questa gara, vince 25 bitcoin alla chiusura del blocco.
Dato che ogni nuovo blocco contiene una traccia crittografata di tutti i blocchi precedenti, diventa inutile hackerare il sistema: se anche riuscissi ad hackerare tutti gli 8000 computer della rete, con lo scopo di manipolare le transazioni che contiene l’ultimo blocco chiuso, e quindi attribuirmi un pagamento illegittimo a mio favore, modificherei la traccia crittografica dell’ultimo blocco chiuso, che così non corrisponderebbe a quella contenuta nel nuovo blocco in fase di scrittura. La mia manipolazione verrebbe scoperta ed annullata.
Un meccanismo tanto semplice, quanto geniale!

Il funzionamento delle altre criptovalute ricalca quello di Bitcoin, o ne differisce in alcuni aspetti, ma la caratteristica fondamentale rimane quella dei “registri distribuiti”, se così non fosse infatti si esulerebbe dalla definizione di criptovalta.
Questo è estremamente importante perché molti stati al mondo (Francia, Estonia, Russia, Unione Europea, eccetera) sono tentati dal creare una propria valuta digitale basata su un sistema simile alla blockchain, ma se queste monete saranno controllate interamente dallo stato emittente, non avranno la caratteristica fondante di Bitcoin e delle sue sorelle, ossia la non controllabilità da parte di nessuno. In una parola avrebbero i difetti del Bitcoin senza averne i pregi.
Se le criptovalute sono in generale demonizzate da molti governi, ma alcune nazioni, come la Svizzera, si distinguono per avere le prime città in cui si possono pagare i servizi comunali in Bitcoin, Zugo (ormai il paradiso fiscale dei cantoni svizzeri) e Chiasso che sta attivandosi per i primi mesi del 2018. Se andate in questi incantevoli luoghi potrete usare le macchine distributrici dei biglietti delle ferrovie federali, anche per la funzione di cambio da Franchi a Bitcoin.
Il difetto principale delle monete di carta è che vengono svalutate di continuo, tanto che un dollaro di oggi vale 80/90 volte meno di un dollaro di cento anni fa. E lo stesso vale per l’euro, lo yen e le principali monete cartacee.
Bitcoin invece, per il suo algoritmo fondativo, fin dall’inizio, è pensato per essere in quantità limitata. Non verranno emessi più di 21.000.000 di bitcoin. Una volta sbloccato, o minato, l’ultimo bitcoin attorno al 2140, non ci sarà modo di emetterne altri. Ad oggi sono in circolazione poco più di 16.000.000 di bitcoin, e la loro emissione rallenterà gradualmente fino a fermarsi nel 2140.
Per le sue caratteristiche Bitcoin tende ad assomigliare più all’oro che alle monete cartacee.

I Minatori del Bitcoin

Proprio come succede per l’oro, anche per il bitcoin ha la sua schiera di “minatori”. Il “mining” del Bitcoin non si fa scendendo nelle viscere della terra spaccandosi la schiena per estrarre metalli o carbone. Ai minatori moderni basta avere un computer in grado di “estrae” la criptovaluta lavorando sette giorni su sette, ventiquattr’ore al giorno. Si possono infatti ottenere Bitcoin facendo eseguire dei calcoli matematici al processore del computer oppure a quello della scheda grafica: quest’attività viene chiamata appunto “mining” e la sua complessità aumenta con il passare del tempo. La creazione delle criptovalute richiede un’elevata potenza di calcolo e di conseguenza un alto dispendio energetico, che rende il mining spesso infruttuoso per i singoli operatori. Inizialmente i singoli operatori erano in grado di svolgere questa attività da soli, ma oggi l’estrazione dei Bitcoin richiede capacità di calcolo così avanzate e complesse che solo gruppi di operatori che uniscono i loro potenti sistemi hardware, chiamati “mining pools”, ce la possono fare. Secondo alcune stime l’elettricità complessiva utilizzata annualmente per produrre Bitcoin supera infatti i 32 terawatt, Se teniamo presente che i consumi di un Paese come l’Irlanda si aggirano intorno ai 25 terawatt l’anno, capiamo benissimo la portata dell’energia richiesta. I Bitcoin Mining Pool sono dei servizi che permettono di utilizzare la tecnologia del calcolo distribuito per ottenere Bitcoin. Iscrivendosi a uno di essi e utilizzando appositi client è possibile dividere il carico di lavoro del mining (e di conseguenza le criptovalute “estratte” dalla rete) con i computer di altri utenti collegati in remoto, pagando naturalmente delle commissioni. Si tratta di un sistema di consenso distribuito, utilizzato per confermare le transazioni, includendole nella blockchain. I “minatori” quindi elaborano le transizioni utilizzando hardware specializzati, e in cambio raccolgono nuovi Bitcoin. Il protocollo è progettato in modo tale che i nuovi Bitcoin siano creati a una velocità standard, a un tasso descrescente e prevedibile, il che rende l’”estrazione” un’attività molto competitiva. Quanti più “minatori” si uniscono alla rete tanto diventa più difficile fare profitti. Alcune aziende hanno immesso sul mercato gli Asic Bitcoin Miner, computer per creati appositamente per generare Bitcoin, che consumano meno energia rispetto ai Pc tradizionali. Attenzione però a non giocare al risparmio, perché alcuni “ASIC” economici presto si rivelano di scarsa qualità riducendo le loro prestazioni: un buon apparecchio oggi non costa meno di duemila dollari. Per capire quanto si guadagna dall’”estrazione” bisogna poi mettere assieme diverse variabili: la velocità di calcolo (detta anche hash rate), il numero di Bitcoin “regalati” per ogni block (oggi 12,5), il costo dell’energia (in Italia notoriamente alto), le commissioni dei “mining pool” e soprattutto il valore della criptovaluta in dollari.

Insomma,un mercato tutto da sperimentare!

Le altre principali criptovalute

Per vedere in tempo reale il valore di Bitcoin ed altre statistiche utili, si può andare sul sito scoinmarketcap.com, dove A colpo d’occhio è possibile vedere la classifica delle centinaia di criptovalute oggi disponibili, in base al loro valore complessivo. Cliccando su ciascuna criptovaluta si apre una pagina specifica con i link utili e con statistiche e grafici più approfonditi sul valore e sul suo andamento.

La maggiore concorrente di Bitcoin, ad oggi, è Ethereum (ETH): inventata da uno dei maggiori sviluppatori di Bitcoin, Vitalik Buterin, è stata pensata per essere molto più utilizzabile di bitcoin per creare contratti automatici, o smart contract. Se ne parlò come uno dei più clamorosi casi di crowdfunding di successo. Come valore complessivo è stata la più pericolosa “concorrente” di Bitcoin, e rimane comunque la seconda senza particolari concorrenti.

La terza in classifica, è Bitcoin Cash, nata il 1 Agosto 2017 come uno sdoppiamento di Bitcoin (BTC): pensata per superare alcuni limiti tecnici di Bitcoin. Non è mai stata in grado di attentare al trono di Bitcoin (BTC), ma mantiene stabilmente un valore di qualche centinaio di €, e non è escluso che in futuro possa raggiungere una diffusione paragonabile a quella del Bitcoin (BTC).

Ripple (XRP) è invece una criptovaluta nata con uno scopo specifico: fungere da camera di compensazione per le transazioni bancarie internazionali, ossia la funzione svolta oggi dal circuito SWIFT. Le sue potenzialità di crescita di valore, man mano che raggiungerà il suo scopo, sono facilmente immaginabili.

Le criptovalute ad oggi sono oltre 1000, ma la vera competizione con Bitcoin sarà probabilmente attuabile solo quando saranno in grado di offrire funzioni e potenzialità differenti, rispetto alla semplice funzione di pagamento, o per meglio dire trasferimento di valore. Su questa funzione, l’ecosistema creato su Bitcoin, rende improbabile la scalata di una criptovaluta che offrisse le stesse funzioni di bitcoin e null’altro.

La tecnologia del blockchain

Le criptovalute sono nate per espletare la funzione principale che è quella del pagamento ma questa è solo la prima delle infinite applicazioni della tecnologia blockchain.
Blockchain è essenzialmente un registro pubblico ed immutabile, può essere utilizzata per annotare dati di qualsiasi tipo, e per creare contratti che funzionano in modo robotizzato. Provate ad immaginare un assicurazione che paga automaticamente l’indennizzo al verificarsi dell’evento che copre, un sistema di scommesse che paga automaticamente le vincite al verificarsi del pronostico dello scommettitore, o un fondo pensioni che paga, in modo totalmente automatico, la pensione al risparmiatore che ci ha versato dei contributi.
Non è nemmeno necessario che questi contratti siano considerati legali dalle leggi del momento: una volta attivati, funzioneranno indipendentemente da qualsiasi legge.

I contratti automatici sono chiamati comunemente smart contracts, e le varie criptovalute aumentano o diminuiscono di valore anche in base al fatto che le rispettive blockchain si dimostrino più o meno adatte a costruire questi smart contracts.

Una sfida totalmente aperta, dagli scenari ancora tutti da scrivere.

Libro fai da te, ecco perché conviene

Libro fai da te, ecco perché conviene

Cos'è il Self Publishing

Cominciamo con lo sfatare una sorta di diceria diffusa, cioè quella secondo cui il Self Publishing sia una specie di ripiego del mondo dell'editoria.

Dal momento che ho cercato a lungo un editore disposto a pubblicare il mio libro, ma a nessuno è importato un fico secco della mia opera, allora, come ultima spiaggia decido di pubblicarlo da me. Beh, diciamo che questo tipo di convinzione, derivata in molti casi dalla frustrazione, concorre molto bene a fare il gioco delle case editrici secondo le quali, "o passi da me, oppure non pubblichi nulla".

Il self publishing, è però una cosa differente, si tratta di un vero e proprio percorso alternativo rispetto all'editoria tradizionale, altrettanto valido, spesso più impegnativo, ma che alla fine può regalare davvero grandi soddisfazioni.

Ecco alcuni aspetti del Self publishing che possono orientarti se devi scegliere un servizio

Semplicità

Negli ultimi anni le piattaforme web che consentono la pubblicazione del proprio libro in autonomia, si sono notevolmente evolute. Sebbene serva ancora qualche nozione di base nell'utilizzo di un computer, le procedure guidate si sono semplificate moltissimo dal punto di vista dell' "esperienza utente" rendendo il percorso di impaginazione del libro e di creazione della copertina molto comodo e dettagliato.

Di norma, in quasi tutti i servizi di questo genere, per la produzione di un libro cartaceo è sufficiente impaginare correttamente il tuo file di testo (normalmente incollandolo in un template già formattato correttamente), convertirlo in pdf, creare una copertina (seguendo anche qui dei modelli già impostati) e caricare il tutto sulla piattaforma di Self Publishing da te scelta.

Ancora più semplice è, solitamente, la pubblicazione nei formati digitali, per i quali una volta immesso il testo da pubblicare basta scegliere ed impostare la copertina e lasciar fare la conversione nel formato desiderato direttamente alla piattaforma

E se voglio fare delle correzioni?

Anche la fase di correzione è d solito abbastanza immediata, così potrai (con dei limiti imposti dalle tempistiche di vendita, che però variano a seconda dei rivenditori) aggiornare il tuo testo o cambiare la copertina, con pochi clic.

Ma la qualità è buona?

Questa è una domanda che ci si pone spesso, e anche qui ci sono delle sorprese positive. Contrariamente a quanto si possa pensare, la produzione di contenuti digitali è identica sia per le case editrici tradizionali che per le piattaforme di self publishing, se ne deduce quindi, che il risultato possa identico, anzi, nel secondo caso sei tu a prendere alcune decisioni fondamentali riguardo all'impaginazione, alla copertina ecc., un aspetto che normalmente ti è precluso con un editore tradizionale.

Stessa cosa, con maggior incidenza vale anche per la produzione dei libri cartacei, dove sei tu a decidere, il formato definitivo del libro, il tipo di copertina che deve avere (rigida, morbida, lucida, opaca), il tipo di carta su cui verrà stampato, il font in cui dovrà essere scritto, e l'impaginazione che dovrà avere. Insomma, come vedi avrai il controllo su praticamente ogni aspetto del tuo lavoro.

E' sottinteso che dovrai occuparti tu anche della correzione e della revisione del manoscritto, insomma, nessuno ti dice che sia una passeggiata, ma avrai la possibilità di vedere il tuo manoscritto prendere forma potendo intervenire su ogni dettaglio.

Quali sono i vantaggi per il lettore?

Solitamente un libro autopubblicato costa sensibilmente meno dei libri pubblicati dalle case editrici, quindi è più vantaggioso per il pubblico, che spende meno per comprare un self.

Cito un dato interessante dal sito libroza.com nel caso degli ebook la differenza di prezzo è sostanziosa, dal momento che un libro di narrativa in formato ebook pubblicato da una casa editrice può costare fino a 9,99 euro, mentre se è autopubblicato cosa molto meno, in media da 0,99 a 3,99 euro. Questa differenza di prezzi tra libri di case editrici e autopubblicati si ripropone anche per la manualistica, che costa un po’ più della narrativa, e per tutti i libri in formato cartaceo.

E invece per me che vantaggi ci sono?

Abbiamo detto poc'anzi che i libri autoprodotti costano sensibilmente meno di quelli messi sul mercato delle case editrici,  ma nello stesso tempo, i compensi (royalties) di un autore indipendente sono maggiori di quelli di un autore sotto contratto. Non ci sono intermediazioni tra te e il tuo pubblico e questo ti permette, a seconda della piattaforma, di intascare fino al 70% del prezzo di vendita del tuo libro. Tieni presente che un autore pubblicato da una casa editrice può sperare al massimo nel 15%, e le case editrici che applicano questa percentuale lo fanno sono davvero poche.

E' vero che si abbreviano i tempi di produzione del libro?

Se hai già provato a cercare una casa editrice che pubblichi il tuo manoscritto lo sai bene. Occorre armarsi di grande pazienza ed essere disposti ad aspettare mesi, se non anni, per delle risposte che potrebbero non arrivare mai, e nel frattempo prepararsi a scovare i contatti, a scrivere lettere di presentazione e ad inseguire gli agenti.

 Giusto per completezza ti do qualche dato: Si calcola che in Italia, una miriade di case editrici sforni (il dato è del 2015) 62.250 libri in formato cartaceo e ben 56.727 titoli in digitale: gli ebook rappresentano quindi il 91,1% delle novità pubblicate nell'anno in questione. Di contro,abbiamo che l'Italia non ha cambiato granché le sue abitudini, moltissimi infatti qui da noi sono i cosiddetti "lettori deboli" ovvero coloro che non leggono più di un libro all'anno. Di fronte ad un panorama simile comprenderete bene che le case editrici sono inondate da migliaia di opere da pubblicare, e devono selezionare e scegliere con grande attenzione solo quelle che garantiscono loro vendite adeguate (Vi site mai domandati perchè i spesso personaggi già famosi della tv o della pubblichino anche libri di successo a discapito. forse, dei contenuti?

Con il Self Publishing, invece, tutto è più immediato. Una volta che il tuo libro è pronto, ti basterà farlo correggere e impaginare, scegliere una copertina adatta e in pochi clic sarai in vendita in tutti i maggiori book store della rete.

Il Self Publishing in Italia

Se negli Stati Uniti il self publishing è una realtà ormai consolidata da tempo, (tanto che gli ultimi dati dichiarano che su Amazon ormai è avvenuto il sorpasso e ben il 58% degli ebook venduti sono self-published). In Italia l'acquisto dei libri avviene ancora off-line, terreno incontrastato delle case editrici.

Organizzando in modo preciso il tuo percorso di Self Publishing puoi pubblicare e vendere un libro di qualità, senza perdere tempo, senza rinunciare al controllo di ogni fase e senza accontentarti di commissioni basse. Come sempre le chiavi del successo per il tuo libro sono: "qualità" e "visibilità". 

Il servizio Leadweb-book ti è in grado di seguirti passo passo dalla preparazione dell'impaginato alla pubblicazione del tuo manoscritto, fino alla gestione dei contenuti sui social e alla creazione delle pagine per la sponsorizzazione del tuo lavoro sul web.

Se posso esserti utile in questo, contattami compilando il form sottostante 

L’internet delle cose e gli attacchi Hacker

L’internet delle cose e gli attacchi Hacker

Il fatto:

Prendo spunto da alcuni fatti accaduti durante l'anno per parlarvi di un argomento che sta entrando sempre più a far parte della nostra vita quotidiana.

L’episodio più significavo ed anche inquietante di questa vicenda è iniziato per me con una email. Il 21 ottobre 2017 ricevo una particolarissima comunicazione dal mio servizio di Social Media preferito, nella quale mi si avvisa che a causa di un problema in corso sulla piattaforma Twitter “dovuta ad un recente attacco informatico condotto verso molti siti americani”, alcuni servizi ad esso correlati potrebbero essere non funzionanti. Vado a curiosare nel web e scopro che sono centinaia i siti web americani che hanno subito l’attacco. A essere penalizzati sono stati soprattutto gli utenti internet della costa est degli Stati Uniti, compresi quelli di Twitter, Financial Times, Spotify, Reddit, e-Bay e New York Times

Ancora qualche ricerca e comincio a capire, la vittima dell’attacco è la Dynamic Network Service Dyn, un’azienda che si occupa di gestire il DNS, (acronimo del termine inglese Domain Name Server) in soldoni, il dns funziona come l'elenco telefonico di internet cioè offre un servizio che traduce il semplice nome di un sito web in un indirizzo IP (numerico) che i computer usano per identificare sé stessi su una rete. Senza il cosiddetto Domain Name Server, per collegarsi a un determinato sito bisognerebbe digitare numeri e non parole nel browser. Ora comincia essere più chiara la ragione di tanti siti malfunzionamenti, è come se in una grande azienda, i telefoni non riuscissero più a comunicare perché qualcuno ha manomesso il centralino. Ma cosa è successo realmente? Come è stato possibile generare un tale attacco ad una tra le più grandi società informatiche al mondo? E’ La stessa Dyn che sul sito dell’azienda da una prima spiegazione: “A partire dalle 7.10 orario di New York (le 13.10 in Italia) “abbiamo iniziato a monitorare e mitigare attacchi DDoS contro la nostra infrastruttura”. Per capire di cosa si tratta cominciamo a definire qualche termine (non abbiate paura, tenterò di farla breve !)

Intanto scopriamo cos’è un attacco “DoS”.

L’acronimo “DoS” deriva dalla locuzione inglese “Denial-of-Service”, in pratica si tratta di un attacco mirato ad arrestare un computer o una rete, per impedirne l'accesso da parte degli utenti effettivamente autorizzati. A tale scopo, gli attacchi DoS inondano l'obiettivo con traffico o inviano informazioni che generano un blocco. Quando Questo tipo di attacco non è fatto da un singolo computer, ma viene “distribuito” ed effettuato da molti apparati che si concentrano su un unico obiettivo, questo viene detto “DdoS”, ovvero “Distributed Denial-of-Service”. Per rendere più efficace l'attacco vengono utilizzati molti computer “inconsapevoli”, detti “zombie”, i quali, precedentemente “infettati” da un software “maligno” vanno a costituire quella che in gergo si chiama “botnet”, in pratica una rete (che può essere grande a dismisura, a seconda della diffusione del malware), che una volta attivata produrrà un flusso incontenibile di dati in grado di travolgere come una valanga anche il sito o il servizio preso di mira.  Un po’ come se improvvisamente, tutti gli abitanti della città di Milano decidessero di andare, (stesso giorno e medesima ora) a prendere una birra in quel grazioso Pub del centro. Per quanto il personale del locale possa essere preparato ed efficiente, ed il proprietario geniale nello “stipare” le persone riempiendo i tavolini, in breve tempo le risorse del Pub verrebbero meno, la scorta di Birra, e quella dei panini terminerebbe, insieme alla capacità di sopportazione dello staff e degli stessi avventori, con un inevitabile risultato finale, la chiusura del locale. Ovviamente qualche dubbio rimane, benché ogni sistema operativo abbia della falle di sicurezza, appare un po’ strano che un cosi grande numero di computer sia stato infettato, c’è qualcosa che non torna… Ecco che continuando la mia “indagine” sui media comincia ad affacciarsi un’ipotesi assurda per certi versi, ma anche plausibile… Secondo il New York Times, “l’attacco sembra aver fatto affidamento su centinaia di migliaia di dispositivi connessi a Internet come fotocamere, baby monitor e router di casa che sono stati infettati all’insaputa dei loro proprietari con un software che consente agli hacker, di comandarli a distanza, per “costringerli” ad inoltrare dati verso l’obiettivo. Il Chief Strategy Officer di Dyn, Kyle York, ha detto al Wall Street Journal che l’azione è stata portata a termine utilizzando “decine di milioni di indirizzi IP”. E la modalità con cui la cosa si è svolta comincia a rivelarsi. Siamo di fronte  ad una “drammatica sottovalutazione della sicurezza informatica", ce lo spiega Andrea Zapparoli Manzoni, esperto di sicurezza, il quale sottolinea che quello dell' ”Internet delle Cose” e dei dispositivi connessi, è "un settore lasciato sviluppare autonomamente, senza regolamentazione e che ha prodotto dispositivi che per costare poco sono totalmente insicuri e difficilmente riparabili. I dispositivi colpiti sono ancora tutti 'bucati' e nessuno li sta sistemando". "Il codice della 'botnet' Mirai (cioè il malware che ha infettato i dispositivi IOT - internet of things) l'arma dell'attacco, è stato rilasciato come 'open-source' da nemmeno un mese, forse proprio per confondere le acque, dato che è a disposizione di chiunque" Insomma, si profila uno scenario che fino a qualche anno fa avremmo potuto vedere solo in un film di fantascienza, uno scenario in cui i nostri “elettrodomestici” possono diventare i mezzi per sferrare un attacco di grandi proporzioni sulla rete.

Chi sono i responsabili?

Il governo degli Stati Uniti ha confermato di essere al lavoro per identificare i colpevoli e ha aggiunto che per ora non esclude nessuna possibilità sugli attacchi, tra i primi sospettati, ovviamente ci sono i russi, con i quali i rapporti sono tesi da diversi mesi, tanto da ricordare a qualcuno il periodo della “guerra Fredda”. Già l’8 ottobre scorso l’ex presidente Obama aveva accusato la Russia di voler interferire nelle elezioni americane con attacchi online di hacker legati al governo di Putin. A giugno la prima prova di un’intromissione russa nelle elezioni americane con pirati informatici che entrano nei database del partito democratico in cerca di notizie su Donald Trump A queste dichiarazioni non si è fatta attendere la risposta del governo russo tramite il portavoce del Cremlino. "stanno giocando con il fuoco". E' un ulteriore avvertimento lanciato dal rappresentante speciale del Cremlino per la cooperazione internazionale sulla sicurezza informatica Andrei Krutskikh. "Nessuna azione contro la Russia rimarrà impunita" Nella bagarre si è infilato anche il gruppo di Hackers Anonymous, che ha rivendicato l’attacco dicendo di averlo organizzato contro la decisione del governo dell’Ecuador di limitare l’accesso a Internet a Julian Assange, accusato di avere interferito nella campagna elettorale per le presidenziali negli Stati Uniti pubblicando centinaia di email riservate di Hillary Clinton. Degno di nota è anche una dichiarazione un po' fumosa, apparsa in un tweet sulla pagina WikiLeaks, “Chiediamo a tutti i sostenitori di smettere di attaccare i siti Internet Usa. Avete mostrato le vostre tesi". Anche un secondo gruppo di hacker, il “New World Hackers” attraverso un tweet, ha fatto intendere  che quello del 21 Ottobre sia stato una specie di atto dimostrativo, che ha messo in evidenza la debolezza dei dispositivi di “Internet delle cose”. La situazione insomma è assolutamente "fluida", tanto che in un intervista a John MacAfee, fondatore dell'omonima società di sicurezza, egli ha attribuito la paternità dell'attacco alla Corea del Nord.

L’ipotesi del test!

Ma c’è anche chi ipotizza che questo tipo di attacco sia in verità un “semplice “ test, per mettere “off-line” la rete. E la domanda che sorge, inevitabile è “chi oggi detiene questo potere?” Abbiamo creato degli ecosistemi che sono un luogo naturale per effetti domino, basta una singola vulnerabilità e si blocca tutto. Cosa accadrebbe se qualcuno riuscisse a provocare il blackout  di Internet?

Case editrici a pagamento, non cascarci !

Case editrici a pagamento, non cascarci !

E' giusto dover pagare per vedere pubblicato il proprio libro? Certo che no! ci verrebbe da rispondere...ma vediamo la situazione nel dettaglio.

Quando ci si appresta a scrivere un libro, sembra tutto in discesa, le idee fluiscono come l'acqua limpida di un vorticoso torrente di montagna e sembra che nulla ci possa fermare. I problemi di solito arrivano dopo qualche mese. Improvvisamente il tempo che abbiamo dedicato al nostro manoscritto comincia a pesare come un macigno e l'idea delle interminabili ore che dovremo ancora dedicarvi per portarlo a termine ce lo fa quasi diventare antipatico... (è questa, suppongo, la ragione per cui molti romanzi restano incompleti). Ora, non dico che per tutti sia davvero così, ma mi pare che questa situazione descriva abbastanza bene una cospicua fetta di scrittori, soprattutto se non professionisti.

Mettere la parola "Fine" al proprio manoscritto è di sicuro paragonabile ad aver scalato la parete di una grande montagna (e lo dico senza troppe esagerazioni, ma d'altra parte chi ha scritto libri probabilmente bene conosce bene la situazione). Ma le fatiche non finiscono certo con la parola fine, anzi... forse è proprio allora che ci rendiamo conto della situazione. L'aver scritto il proprio romanzo è solo la metò del percorso. Mancano ancora le correzioni, le revisioni, ma soprattutto manca un tassello fondamentale, la pubblicazione.

Qui comincia per moltissimi un vero e proprio calvario. Le grandi case editrici sono notoriamente alla ricerca di prodotti di successo, e il "novizio dell'editoria", solo in pochissimi casi risulta degno di essere scoperto e sponsorizzato. Cito il caso di una amica, che ha ben due romanzi "Bloccati" dalle case editrici in attesa di pubblicazione (che forse non avverrò mai). Mi verrebbe da chiedere quanti sono i manoscritti che le case ricevono ogni anno e in che percentuale questi siano abbandonati in un cassetto o rimangano inutili allegati di una email. Ma d'altra parte, siamo di fronte ad una sorta di paradosso.

Il dato del 2015 è fornito da Tirature, l’annuario sull'editoria curato da Vittorio Spinazzola e pubblicato dalla Fondazione Mondadori. I nuovi titoli pubblicati sono schizzati a 65 mila di carta, il 6,5 per cento in più rispetto all'anno precedente, a cui si aggiungono 63 mila ebook.

Questo significa che ogni giorno escono in media 178 nuovi libri di carta, e 350 nuovi titoli in totale. Provo a farvi un esempio anche se i dati sono un po' vecchi. Nel 2015 il catalogo “vivo”, cioè i libri in commercio di cui effettivamente si vende qualche copia – era di 906.481 titoli (+5,2% sul 2014). Sempre nel 2015 gli editori italiani che hanno pubblicato tra i 10 e i 60 titoli all'anno erano 1.005, un po’ più dell’anno prima, e le stime sono decisamente in crescita.

Questo accade in un panorama molto particolare, da una statistica fatta nel 2016 da "Tempo di libri" (la fiera internazionale dell'editoria", ci sono oltre 4 milioni (4.300.000 per la precisione) di lettori di libri in meno rispetto al 2010, e sono circa 33 milioni le persone con più di 6 anni che non hanno letto nemmeno un libro di carta in un anno, cioè il 57,6% della popolazione, la stessa quota che era stata toccata nel 2000.

Insomma, penso si possa facilmente concludere che l'italia è un paese di scrittori che leggono (molto) poco.

E'chiaro che di fronte ad un tale scenario, le probabilità di trovare qualcuno disposto a pubblicare il tuo manoscritto, diventa davvero difficile, quasi impossibile. Però, se facciamo una bella ricerca su Google, qualcuno disposto a pubblicarci lo troviamo abbastanza facilmente... Questo perchè negli ultimi anni sono "cresciute come funghi" una serie di case editrici a pagamento disposte a prendere il tuo lavoro e pubblicarlo.

Queste case editrici prosperano in base ad un meccanismo pienamente legale, basato su una clausola che obbliga l'aspirante scrittore a comprare un numero prestabilito di copie. In questo modo l’editore non corre alcun rischio: le spese sono già coperte e spesso è già calcolato anche il guadagno.

In un inchiesta fatta dal blog letterario Sul Romanzo è stato inviato un testo, volutamente incompleto e con delle incongruenze nella storia a oltre 150 case editrici a pagamento.

Ecco qui brevemente i risultati dell'indagine.

  1. La risposta, è arrivata in pochi giorni, alcune settimane al massimo,
  2. Tutte le 151 case editrici hanno accettato il romanzo, proponendo una pubblicazione con tanto di “contributo dell’autore”. (ricordiamo che l'opera era incompiuta!!)
  3. Gli editori, in via ufficiosa, si sono giustificati spiegando che la loro attività permette di concedere un’opportunità a tutti. Contribuendo così alla pluralità del settore.
  4. Questo servizio, ha per gli scrittori un costo medio di 1.370 euro a pubblicazione (in particolare, Il 22% delle case editrici ha chiesto un contributo inferiore ai 1.000 euro. La maggior parte, il 67%, dai 1.000 ai 2 mila euro, mentre un 11% ha chiesto addirittura di più.
  5. L’autore è tenuto ad acquistare in media 100 copie delle 250-300 stampate in totale, di cui può fare l’utilizzo che crede (anche venderle da sé).

A queste condizioni pubblicare un libro non è un problema, è tutto già pagato dallo scrittore.

Se uno scrittore non ha problemi di budget, è teoricamente in una botte di ferro. Contratti alla mano, le case editrici non infrangono infatti alcuna norma: l'autore, accetta spontaneamente tutte le clausole e i vari articoli illustrano il lavoro che sarà svolto e che viene sostanzialmente rispettato.

Tuttavia, il rapporto con l'editore tende a incrinarsi dopo l’idillio iniziale. Stando ai risultati dello studio, il 13% dei 151 editori interpellati non fornisce nemmeno il codice Isbn, senza il quale esso, non può essere venduto. Certo, l'autore può richiederlo autonomamente, ma deve tirare fuori altri soldi!

Insomma, il panorama dell'editoria non è certo confortante, sia dalla parte delle case editrici tradizionali che sul fronte di quelle a pagamento che, a mio personale giudizio viaggiano sul filo della truffa. Occhi aperti quindi prima di firmare qualunque contratto! 

Servizi di Assistenza informatica ha recentemente dato inizio al progetto Leadweb-Book, una piattaforma che ti aiuta nella pubblicazione e nella promozione libri sia cartacei che ebook, tramite il web  

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Le 14 minacce più diffuse che mettono a rischio il tuo PC

Oggi navigare in internet senza le adeguate difese può essere rischioso !

Oltre ai già noti Virus, ci sono tutta una serie di minacce da cui un semplice antivirus non riesce a difenderci. E' un po' come muoversi in un grande campo minato  in cui, ad ogni passo, possiamo imbatterci in worm, trojan, spyware, adware, rootkit, rogue, keylogger e diversi altri.

Le 14 minacce più diffuse che mettono a rischio il tuo PC

Minacce diverse producono danni differenti

Ogni tipo di minaccia, si differenzia per modalità di attacco e di diffusione, per come è in grado di nascondersi ai programmi di protezione del computer, per come si comporta e per i danni che produce.

Scarica la guida gratuita che spiega in modo dettagliato quali sono le 14 minacce più diffuse sul web 

La rimozione dei malware dal tuo PC è una attività molto importante, in quanto ripristina il computer ad uno stato "normale": 

  1. Ri-acquisterai la velocità di esecuzione dei programmi
  2. Il tuo sistema operativo, tornerà performante
  3. Sarai in grado di proteggere la tua privacy che questo genere di programmi intaccano

È molto importante, importante installare e aggiornare sul proprio computer dei sistemi di protezione anti-malware e scaricare solo file di provenienza attendibile.

Sapevi ad esempio che è in corso una massiccia campagna malware in Italia?

Fai attenzione alle “false email di DHL”

I messaggi di posta elettronica sembrano provenire dal popolare, corriere ma nell’allegato si trova un trojan bancario.
La tecnica di attacco non è una novità, ma secondo la società di sicurezza Yoroi in queste ore il nostro paese starebbe subendo un vero e proprio bombardamento di spam che mira a diffondere il malware.

Se ricevi una email di questo tipo, devi porre molta attenzione all'allegato che è solitamente un archivio ".rar", è proprio scomprimendo l'allegato che il malware entra in azione

Ricorda che il modo migliore per affrontare una minaccia è conoscerla.

Quasi sempre, in casi di infezione da Malware, sono necessari software specifici, di cui ti parlerò nel prossimo articolo.

Se ritieni che il tuo PC sia stato infettato e non sai come fare, allora posso darti una mano! 

Compila il form sottostante con i tuoi dati per essere contattato direttamente, ed eventualmente programmare un intervento On-Site o anche tramite collegamento remoto. 

Acquisire clienti tramite il web

Acquisire clienti tramite il web

Ti sei mai chiesto come fare per trovare nuovi clienti?

Se fino a qualche anno fa era sufficiente avere un sito web, ben posizionato su Google, oppure fare della pubblicità in TV o alla radio per essere presente nella mente delle persone e farli diventare tuoi clienti, oggi non è più cosi.

Una delle parole più utilizzate negli ultimi anni per giustificare questo calo di vendite è “crisi”. Espressione che ha assunto il ruolo di "capro espiatorio" per  qualsiasi insuccesso o fallimento dal punto di vista del business. Spesso l'accoppiata "Crisi" ed "Euro" determina la causa di qualsiasi cosa negativa ti possa capitare... “Da quando c’è la crisi...” e “Da quando c’è l’Euro...”

La verità, in fondo, è più semplice! Grazie all'avvento di Internet, negli ultimi trent'anni, è cambiato un po' tutto. Il tuo cliente, che prima era un semplice "consumatore" si è pian piano trasformato. Oggi, prima di fare un'acquisto egli si informa, legge, si confronta con altri che hanno acquistato prima di lui, e, solo alla fine di questo processo, effettua la sua scelta !

Questo vuol dire che anche il tuo modo di vendere deve necessariamente cambiare. Deve adeguarsi e deve diventare efficace in un mondo in cui il processo di scelta è diventato molto più consapevole. La prima cosa di cui occorre rendersi conto è che non si può pensare di fare marketing On-line, cosi come lo fareste Off-line. L'offerta Off-line deve necessariamente essere generica. Volantino, pubblicità tradizionale, devono essere "dati in pasto" al maggior pubblico possibile verificandone solo alla fine i risultati.

L'offerta On-line, per essere efficace, deve tener conto di alcuni importanti fattori. Ecco perchè è necessario affidarsi a professionisti che ti aiutano a comunicare con i tuoi clienti On-line in modo adeguato. Se è vero che i contatti sono indispensabili per un'azienda, è altrettanto vero che i "mi piace" sulla pagina di Facebook non aumentano il tuo fatturato. Per essere presente sul serio per i tuoi clienti devi poter offrire loro un servizio, devi coccolarli, devi interloquire con loro, in modo che quando decidono di acquistare non possano avere dubbi sulla scelta. Tu devi essere la loro unica scelta.

Tutto questo non si può improvvisare. Per poterlo fare occorre una strategia!   

Per questa ragione ho creato Leadweb, Un servizio unico che ti mette mette a disposizione una serie di strumenti di ultima generazione per produrre campagne marketing di successo.

LEADWEB ti offre la possibilità di usare FACEBOOK per trovare nuovi clienti per la tua attività:

  • Non ti serviranno conoscenze informatiche
  • Non dovrai preoccuparti di scrivere le email per tenerti in contatto con i tuoi clienti
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  • Avrai un supporto per offrire ai tuoi contatti contenuti di valore come Ebook, contenuti video, immagini d'effetto
  • Consulenza sulla creazione/rifacimento/restyling del tuo sito web in modo che diventi anch'esso uno strumento utile al tuo business
  • Creazione e gestione pagine social

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Progetto Ri-Digita

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